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Il Piccolo 29-05-2002

Il presidente del Consiglio del Friuli Venezia Giulia anticipa i contenuti di una «convention» che ha tutte le caratteristiche di una costituente

Martini: «Lo status delle Regioni si riscriverà a Roma»

Nella capitale, il prossimo 6 giugno, terranno banco i temi del federalismo e delle riforme

TRIESTE - Un nuovo status per le Regioni da ridefinire, soprattutto per quelle a statuto speciale come il Friuli Venezia Giulia, dopo la riforma del titolo quinto della Costituzione. Un federalismo legislativo, da condividere con lo Stato, che l'assemblea nazionale dei consiglieri regionali «Mille elette ed eletti» si propone di affrontare e indirizzare. Lavori in programma a Roma il prossimo 6 giugno, ai quali interverranno anche le massime autorità dello Stato - il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, quello del Consiglio, Silvio Berlusconi, assieme al vice Gianfranco Fini -, con lo scopo di consolidare i valori della democrazia parlamentare e promuovere una cultura istituzionale delle riforme che sappia andare verso un pieno federalismo. Il tutto nell'ottica della coesione istituzionale, all'interno del quadro europeo d'integrazione.

«È un'iniziativa culturale e politica - ha spiegato il presidente del Consiglio regionale, Antonio Martini, illustrando l'assemblea nazionale - di estrema importanza. Specie per le Regioni a statuto speciale come la nostra, poiché servirà a individuare una specialità nuova. Cose che personalmente ho già segnalato due anni fa, rimaste in parte rimaste lettera morta ma ormai necessarie. Viviamo un periodo particolare, si avvicinano le elezioni regionali del 2003, però questa ridefinizione va nuovamente presa in mano». Concetti da ricollegare all'introduzione del «sistema delle autonomie», che hanno dato un nuovo ruolo a Comuni, Province e Città metropolitane.

«Bisogna aprire un dibattito e la sede di Roma diventa quindi decisiva in tal senso. Questa Regione non deve isolarsi - ha rilevato Martini - e semmai dare il proprio contributo al cambiamento. Un punto di riferimento improcrastinabile dovrà essere la presenza della Camera o Senato delle Regioni, capire che tutta l'Europa sta andando verso questa direzione. Perfino in Francia si sta avviando un percorso di regionalizzazione, con l'autonomia concessa alla Corsica. Non possono servire unicamente i Governatori, ma un ruolo specifico ben preciso».

Il presidente del Consiglio regionale ha ricordato la cosiddetta «bicameralina», composta da 40 membri del Parlamento e altrettanti rappresentanti coptati dal sistema delle autonomie: «Si sta andando verso questa direzione e nei gruppi indicati dal ministro competente, La Loggia, si fa riferimento anche alle Comunità montane e alle Città metropolitane». Una nuova specialità che, nel quadro del processo di integrazione europea, possa ritagliare alle Regioni un ruolo strategico e di merito nella legislazione regionale in Europa. Armonizzando le esigenze dell'amministrazione con i vincoli e le direttive comunitarie.

Pietro Comelli