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Il Messaggero Veneto 26-05-2002

Pozzo: lista unica Friuli-Trieste

Nasce il Patto regionale per l'autonomia. La costituzione sarà ufficializzata in giugno

UDINE - Il contenitore c'è; ora Giorgio Pozzo, già esponente dell'Unione Friuli di Pedronetto, fa un passo avanti con il "Patto regionale per l'autonomia" la cui costituzione sarà ufficializzata in giugno. Tra i fondatori, con Pozzo, il triestino Roberto De Gioia, triestino e consigliere regionale e il goriziano Roberto Visintin. Si tratta di un'iniziativa - spiega - tendente a raggruppare tutti i movimenti autonomistici della regione (per la prima volta anche i triestini) con due obiettivi, uno tattico-strumentale, l'altro politico. Il primo tende a far massa critica nel passaggio elettorale, ma non soltanto per superare lo sbarramento. Per andare più in là. «Nelle passate elezioni - spiega Pozzo - i tre movimenti autonomistici hanno assommato il 10% dell'elettorato. Noi possiamo fare meglio». Più importante, ovviamente, il secondo: condizionare la futura maggioranza per indurla non solo a dare compiuta attuazione alla legge costituzionale 2 del '93 (valorizzazione delle autonomie locali), «sostanzialmente disattesa», ma anche una prospettiva istituzionale innovatrice a questa regione.

Pozzo vede vicina, avendone il consenso, il rinnovamento sia dello statuto sia dell'assetto amministrativo territoriale, con una regione "leggera" e due aree dotate di forti poteri amministrativi e di governo del territorio e dell'economia: il Friuli da una parte («lo si chiami storico o delle province, non importa») e Trieste città metropolitana. Un "pallino" pluridecennale un po' di tutti gli autonomisti che però, in ordine sparso, hanno spuntato la loro capacità di incidere sulla formazione delle decisioni politiche. «Ora tanti ruscelli fanno un fiume e noi contiamo di essere il suo alveo» sottolinea il consigliere regionale, secondo il quale si sono già stretti accordi con alcuni e sono in corso trattative con altri.

Ma non c'è il pericolo che tante voci abbiano per esito una concordia discorde? No, secondo Pozzo. «Il movimento avrà una struttura federalista, dove ognuno avrà visibilità e rappresentanza. Nessuna voce sarà silenziata e tanto meno conculcata. E poi, se ci metteremo a ragionare intorno a un tavolo sarà più facile rinsaldare le ragioni dello stare assieme e, contemporaneamente, far sentire più forte la nostra voce». Rimarranno, per essere valorizzate, le "individualità"; si livelleranno invece le eventuali differenze politico-programmatiche.

Pozzo chiarisce che il "Patto" non si colloca né su un versante né sull'altro; molto pragmaticamente - afferma - si alleerà con quella parte più disposta a dare garanzie di realizzazione del «nostro programma». Non succederà come al vecchio Movimento Friuli, fagocitato lentamente dalla Dc che piano piano fece sue idee, progetti e impegni e in tal modo gli tagliò l'erba sotto i piedi? Sarebbe troppo bello - sbotta Pozzo - per essere vero». Il Patto - questo vuole sottolineare - nasce per far decollare un progetto, non per occupare spazi di mero potere».

Ha sentito il polso della gente? E come reagirà alla nascita di un nuovo soggetto nell'affollato panorama politico? Secondo Pozzo il disincanto della politica, la sfiducia diffusamente percepita saranno paradossalmente le leve del vantaggio competitivo del Patto. Ma anche i problemi brucianti sul tappeto spingeranno, secondo Pozzo, la gente a riflettere. Non è un caso, a suo avviso, che la Regione speciale oggi conti meno di una ordinaria, che l'autonomia si sia appannata, che la specialità abbia perso tanto del suo significato. «Pensi alla costituzionale del '93. Cos'hanno fatto le varie maggioranze alternatesi da allora? Niente. O, meglio, hanno varato dopo otto anni una legge di soli principi, cullandosi nell'alibi della mancanza delle norme di attuazione. In definitiva, non hanno fatto niente». E il Patto, cosa vuol fare? «Non faremo certamente questioni di campanile, ma metteremo al centro della nostra azione la concretezza amministrativa. Ecco, la prevalenza dei contenuti rispetto al contenitore, che ad alcuni può sembrare ancora vago, ci incoraggia e ci fa sperare che la gente capisca che i nostri interessi sono, letteralmente, i suoi».