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Il Piccolo 31-05-2002

L'ambasciatore croato a Roma Drago Kraljevic ha proposto di istituire una commissione di esperti sul modello di quella varata dalla Farnesina

Beni degli esuli, Zagabria mobilita i suoi giuristi

Lo scopo: verificare gli spazi di soluzione della questione nell'ambito dei trattati vigenti tra i due Paesi

La proposta conferma il lavoro che la Federazione dei profughi sta compiendo con le autorità d'oltre confine perché l'annoso problema trovi soluzione.

TRIESTE - Zagabria costituirà una commissione di giuristi e di esperti per esaminare la questione dei beni degli esuli. Il governo croato insomma prende esempio da quello italiano, che ha costituito un analogo organismo alla Farnesina. Lo scopo sarà il medesimo: analizzare se nei trattati vigenti ci sono delle situazioni non previste. Lo rivela Guido Brazzoduro, presidente della Federazione delle associazioni dei profughi, intervenuto nel capoluogo giuliano all'incontro con i giovani liguri, premiati al concorso intitolato «Il sacrificio degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi a garantire i diritti dei popoli» (di cui parliamo nel pezzo qui accanto).

Brazzoduro aggiunge che si tratta di un'idea dell'ambasciatore croato in Italia, Drago Kraljevic. E il diplomatico istriano conferma: «Ho proposto di istituire una commissione giuridica come ha fatto il ministero degli Esteri italiano. Mi sembra giusto che gli esperti si pronuncino sulla questione, offrendo ai politici, che poi dovranno decidere, una base giuridica valida». La proposta conferma il lavoro che, con discrezione, la Federazione degli esuli sta svolgendo perchè l'annosa questione dei beni trovi una soluzione. «Intanto non ci devono essere posizioni preconcette - spiega Brazzoduro -, ma è necessario arrivare a una franca discussione su quanto si può ottenere. Bisogna vedere quali sono le strade percorribili nell'ambito dei trattati vigenti tra i due Paesi».

Ed è proprio questa la base sulla quale sta lavorando la commissione istituita alla Farnesina. Ma di commissione ce n'è un'altra, quella voluta dalla Provincia di Trieste e presieduta dal professor Maurizio Maresca. Riguardo a quest'ultima Brazzoduro precisa che il suo lavoro sarà inviato alla Farnesina e costituirà un'aggiunta a quanto elaboreranno i tecnici ministeriali. Un'aggiunta significativa perchè, mentre gli esperti nominati dal ministero degli Esteri hanno dei «limiti» nella loro operatività, i «triestini» sono più liberi. Brazzoduro aggiunge che, cronologicamente, dovranno completare la loro relazione per primi i «triestini» e quindi i «romani». I risultati sarano esaminati dalla Federazione per arrivare infine sul tavolo dei politici. Di tempi non si parla, anche se Brazzoduro vorrebbe che fossero solleciti.

Ma la disponibilità di Zagabria a trattare come si accorda con le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri croato Tonino Picula che a TeleCapodistria ha affermato che la questione è chiusa dai trattati vigenti tra Italia e Croazia, allineandosi così alla posizione slovena? Secondo Brazzoduro può essere un «gioco delle parti», perchè nella realtà Zagabria ha bisogno di risolvere questo problema per arrivare al Trattato di amicizia e cooperazione con l'Italia, necessario sia per motivi economici sia per il suo avvicinamento all'Unione europea.

Ed è proprio questo Trattato che potrebbe essere lo strumento nel quale inserire il caso dei beni dei profughi italiani. Infatti l'ipotesi che venissero menzionati nell'ambito della legge sulla denazionalizzazione che il Sabor croato deve affrontare, ma che viene continuamente rinviata, sembra di difficile percorribilità. Dai contatti avuti da Brazzoduro è emerso infatti che si tratta di una normativa estremamente delicata: la nuova legge, oltre a comprendere gli espropriati da Tito, amplia i beneficiari comprendendo coloro che furono depredati dal regime di Ante Pavelic, soprattutto ebrei e serbi, e si sta rivelando talmente onerosa per le fragili finanze croate che l'attuale maggioranza non se la sente di affrontarla. Di qui i continui slittamenti.

Per alcune categorie di profughi italiani invece la questione potrebbe essere risolta appunto con il Trattato di amicizia, che dovrebbe, secondo Brazzoduro, dare anche spazio al ruolo della minoranza italiana in Croazia, facendone il volano dei rapporti economici tra i due Paesi.

Pierluigi Sabatti